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New York

New York è una città che racchiude in sé un “universo di stimoli, informazioni, punti di vista, persino di stereotipi”. Una città vertiginosa che corre veloce imponendo il suo passo frenetico e sincopato. Visitarla da turista nel breve volgere di una settimana, giorno più giorno meno, è semplicemente ridicolo. È come pretendere di guardare negli occhi gli occupanti di un treno mentre sui binari accanto sfreccia in direzione opposta.

L’unico modo per riuscire a guardare New York negli occhi, è quello di adattarsi ai suoi ritmi, di assecondare il flusso di vita che pulsa nelle sue vie. E che attraverso i suoi ponti fino su la cima dei grattacieli, fa battere il “cuore lungo” di Manhattan. Già, perché quando si parla di New York si pensa quasi sempre e solo a Manhattan. Ma come riuscire a catturare lo sguardo vero di New York, o anche solo di Manhattan?

Ci sono almeno due modi. Il primo è andarci ad abitare, trasferirsi lì per lavoro o per studio, o magari per trascorrere un anno sabbatico. Una scelta però che pochi si possono permettere…

Il secondo è arrivare a New York e smettere subito i panni del turista per calarsi in quelli di uno dei milioni di newyorchesi. Fingersi uno di “loro”, ostentare un orgoglio cittadino di appartenenza ed una fiera adesione ai valori della comunità urbana per tentare così di vivere una settimana da autentico new yorker. Con umiltà e senza la pretesa di riuscirci.

Una città di corsa

È ciò che sembra suggerire anche Chiara Marchelli nel suo libro New York, una città di corsa (edito da Giulio Perrone Editore, Roma, 2018), delizioso atto d’amore di una scrittrice podista nei confronti della città in cui vive ormai da vent’anni. Leggendolo viene voglia di partire immediatamente per New York alla scoperta degli itinerari di corsa che l’autrice racconta descrivendoli in soggettiva. Pagina dopo pagina, passo dopo passo, si svela una New York distante dai luoghi comuni e dalle tappe obbligate dei pellegrinaggi vacanzieri.

Emerge il fascino autentico, discreto ed irresistibile tipico del dietro le quinte. Del luogo cioè dove l’attività silenziosa ed insostituibile di donne, uomini e mezzi consentono allo spettacolo di continuare la propria rappresentazione.

Secondo l’autrice, correre a Manhattan o a New York (evitando però accuratamente la New York Marathon) è una delle poche esperienze che permettono di farti sentire davvero parte del tessuto della città. Naturalmente, anche viaggiare sui mezzi pubblici, tenere in mano un caffè Starbucks, mangiare dal vietnamita sono comportamenti capaci di qualificare la permanenza a New York. Ma niente di paragonabile ad una corsa notturna con i Resident Runners. Un gruppo spontaneo di runners che ogni giovedì sera trafigge la città misurandosi su un percorso reso noto sui social solo poche ore prima.

Niente cronometri, niente traguardi, niente chiacchere. Solo corsa, il più veloce possibile, come in una caccia al tesoro. Come gatti randagi che saettano tra vicoli bui e mal frequentati. Un percorso a perdifiato, un’esperienza esaltante e temeraria, come la definisce Chiara Marchelli. E dopo la corsa, tutti a smaltire l’energia e l’adrenalina con un paio di birre e due chiacchere stipati in qualche locale di Brooklyn.

Se avete intenzione di visitare New York per conoscerla davvero, allora mettete in conto di correre, di correre forte, di correre furiosi e liberi!

 

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