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Sono tornato dalle ferie con un senso di pienezza. Saturo, quasi nauseato dagli stimoli, gli impulsi, le eccitazioni tipiche dell’estate afosa e affollata…

Mi sono reso conto che non ero affatto riposato, a livello mentale intendo dire. Anzi, se per questo, mi sentivo inquieto e nervoso.

Improvvisamente ho seguito una sorta di intuizione, un’idea vaga ma al tempo stesso nitida. Ho acceso il pc e su Google Maps ho visualizzato l’Europa. Mi sono messo in cerca di un luogo dove trascorrere un breve soggiorno detox prima di affrontare in apnea l’imminente routine autunnale. A mano a mano che scorrevo la mappa, l’identikit geografico prendeva forma. Una città ariosa, ma non troppo dispersiva. Sufficientemente esotica ma facilmente raggiungibile. Magari una capitale europea, di quelle che i vacanzieri evitano e che raramente fanno notizia.

Alla fine l’ho trovata. In altre circostanze non l’avrei neppure presa in considerazione. Ma per questa occasione mi sembrava davvero perfetta.

 

La città: Bratislava

 

Sono atterrato a Bratislava poco dopo l’ora di pranzo di un venerdì di settembre. L’aeroporto M.R. Stefanik è a soli 13 km dalla città, per cui con pochi minuti di taxi ed una spesa di circa 8 euro sono arrivato in centro.

Già, Bratislava; la capitale della Slovacchia, giovane repubblica nata il 1° gennaio 1993 dopo la divisione dalla Cecoslovacchia. Una di quelle capitali che è sempre difficile associare quando si fa il gioco dei paesi europei. Io l’ho sempre confusa con Lubjana, capitale della Slovenia, altra repubblica sorta nei primi anni 90 per disgregazione della Jugoslavia. Oltretutto, i territori dei due paesi, morfologicamente parlando, si assomigliano pure. Solo che la Slovacchia è molto più grande, come grande è il Danubio che la attraversa dividendo in due anche Bratislava.

La città è circondata dai boschi rigogliosi tipici dei Carpazi collinari ed è situata al confine con Austria ed Ungheria (Vienna dista appena 45 km verso nord ovest).

 

In cerca di relax

 

Per essere rilassante il mio breve soggiorno non prevedeva alcun programma di visite ma solo passeggiate in modalità neutra. Passeggiate, cioè, con andatura lenta, senza mete prestabilite, seguendo un itinerario ispirato dalle sensazioni e percezioni del momento. Bello, no? Il massimo grado di libertà!

Ho comunque deciso di partire da un punto notevole della città, il Castello di Bratislava attuale sede del Parlamento slovacco. Dall’altura rocciosa su cui sorge si gode una bellissima veduta del Danubio e dei ponti che lo attraversano. Primo fra tutti quello chiamato Most SNP o anche Novy Most, Ponte Nuovo. In cima all’unico pilone piantato sulla sponda destra del fiume spicca un cabina a forma di disco volante che ospita un bar ristorante soprannominato Ufo per la sua forma caratteristica.

Lasciando la rocca del Castello, mi sono infilato nel quartiere Staré Mesto, cuore vecchio di Pressburg (come i tedeschi continuano a chiamare Bratislava) perdendomi nelle sue quiete e suggestive stradine. Poco prima dell’una sono entrato in una vecchia taverna calda di legno massiccio e odorosa di zuppe speziate e maiale arrosto. Mi sono deliziato con un piatto di Bryndzove halusky so zincicou , piccoli gnocchi di patate conditi con formaggio di pecora e pancetta croccante, un sontuoso Gulash ed una generosa porzione di torta alle mele e cannella. Naturalmente, birra.

 

Il resto del pomeriggio l’ho trascorso in un elegante caffè affacciato sulla grande piazza Hviezdoslavovo, ornata ad un’estremità dal Slovenske Narodne Divadlo, il Teatro Nazionale Slovacco.

Avvertendo i primi benefici di questa mia terapia “slovacca”, il giorno successivo mi sono attenuto allo stesso identico copione.

Ad un tratto, mentre comodamente seduto sorseggiavo una Slivovic (grappa di prugne) osservando la città a passeggio mi sono sentito perfettamente ritemprat.

Restituito nelle mie piene facoltà mentali, pronto per fare rientro a casa senza più il segno delle fatiche estive e ormai pronto per immergermi nel quotidiano trantran.

 

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